Chiocciole e lumache. Le prime si raccolgono e se si vuole si mangiano. Per le seconde, si ricorre a esche avvelenate, (attenzione: un lettore fa notare la dannosità della formaldeide che si trova in alcune di esse), sparse tutt’attorno alla coltura da proteggere; si può ricorrere anche alla cenere, che fornisce potassio al terreno, mentre è da escludere il sale da cucina: funzionerebbe al caso ma si comporterebbe come un diserbante totale. Si possono collocare nell’orto tavole o coppi, sotto i quali le limacce andranno a rifugiarsi durante il giorno, consentendo la raccolta manuale. Piccoli recipienti, riempiti a metà di birra e interrati a livello del suolo, possono funzionare da trappola ma solo per qualche individuo perché, poi, le altre si guarderanno bene dall’avvicinarsi. Anche le anatre, se ben nutrite dal punto di vista dei vegetali, possono liberare l’orto da limacce e insetti vari, al contrario dei polli che distruggerebbero tutto.
Agrotidi e nottue, (lepidotteri) presenti nel sottosuolo allo stadio larvale. Emergono di notte per cercare il cibo. Quando si registra un primo attacco, va distribuito il bacillus thunngiensis sulle verdure, soprattutto di sera. Se si dovesse scavare nel raggio di 10 – 20 cm dalla pianta sotto tiro, potrebbero essere scovati anche sottoterra.
Elateridi o ferretti. Sono molto più piccoli dei lombrichi, ma molto coriacei. Mangiano le radici ed entrano nella pianta, divorandola dal basso. Risultando in tal modo inattaccabili, vanno attirati con esche, costituite da mezze patate appoggiate sul terreno per la parte tagliata. Controllarle quotidianamente ed eliminare quelle infestate, sostituendole fino alla scomparsa del parassita.
Grillotalpa. Preferisce i terreni poveri ed è abitudinario. Collocare lungo il suo percorso un barattolino interrato a livello basale della galleria e attendere che ci caschi dentro.
Larve di oziorrinco, con la testa nera, e maggiolino, con la testa rossa e di maggiori dimensioni. Gli adulti depongono le uova dove è presente molta sostanza organica in decomposizione. Mantenere il terreno soffice, cosicché gli adulti cambieranno luogo di deposizione delle uova; quando si vanga, raccoglierle ed eliminarle. Infestano anche il compost.
Altri perricoli sono il topo, o arvicola, e la talpa. I topi scavano gallerie e sono vegetariani: a giugno prediligono le carote, poi fanno la campagna del mais e, a novembre, si buttano sulle cicorie. Miglior antidoto: il gatto; oppure esche avvelenate o polveri tossiche da spargere dentro le gallerie. Quest’ultime, però, risultano dannose per noi e per il gatto, se si ciba del topo morto. Se si impiegano esche, proteggerle con barriere, come un coppo rovesciato, o collocarle dentro la tana. La talpa è utilissima (si nutre soprattutto di insetti terricoli nottue elateridi ecc.), ma sradica tutto quello che incontra lungo il cammino. E’, però, abitudinaria e basta spostare la pianta dal suo tracciato per non avere problemi. Il danno maggiore lo causa nel periodo degli amori (maggio) e quando costruisce il rifugio invernale (novembre). Si possono usare trappole, conficcare pezzi di vetro lungo le gallerie o ripiegare su strumenti rumorosi.
Afide nero, detto anche “afide della fava”. Colpisce legumi, melanzane ecc., e risulta il più resistente tra i suoi simili. Un suo attacco, poi, è sempre alla grande. Si può usare il piretro. Funziona su fave, piselli e fagioli; su melanzane o zucchine molto meno, perché bisognerebbe irrorare la pagina inferiore delle foglie colpite.
Afide verde, meno resistente del precedente. Va combattuto con infusi di aglio, ortica o piretro.
Tutti gli afidi succhiano linfa, accartocciando le foglie più tenere, e possono trasmettere virus. Hanno generazioni con ali e senz’ali. Non appena le condizioni climatiche (temperatura e umidità) risultano ideali, si presenta una prima coppia con le ali; poi, si moltiplicano a dismisura con varie generazioni senz’ali. Infine, nasce una nuova generazione alata. Se si fa un controllo quotidiano, l’infestazione può essere subito controllata ed eliminata, soprattutto durante la prima migrazione. Oltre agli aficidi visti prima. ci sono le coccinelle, sia allo stadio larvale sia a quello adulto, che si cibano di afidi. Tuttavia, le coccinelle, per eleggere a propria dimora il nostro orto, devono trovare un habitat ideale, come la presenza di siepi sempreverdi, per poter svernare. Altri insetti mangia-afidi sono le forficole (forbicine) e le crisope.
Dorifora. Coleottero importato dall’America; da noi senza nemici naturali. Attacca le solanacee: patata, melanzana e, da ultimo, il pomodoro. L’insetto muta 5 stadi: V’ di uova, tre come larva e 50 come adulto che, a fine stagione, sverna sottoterra. Quando il terreno supera i 10 – 12 0 C (metà maggio), esce e va in cerca di cibo, riuscendo a percorrere fino a 300 metri, guidato dall’odore delle solanacee. Dopo aver ben mangiato, inizia a volare, si accoppia e depone le uova sulla pagina inferiore delle foglie di una pianta integra. Un controllo accurato nella seconda metà di rna~gio riduce l’infestazione. Un sistema efficace è far crescere una patata in anticipo, riparandola al caldo; collocarla nell’orto ai primi di maggio e, poi, controllarla attentamente. Se spaventata, la dorifora non vola via ma si lascia cadere a terra e può essere raccolta.
Il bacillus thuringiensis kurstaki (novodor) agisce sulle larve. Il piretro funziona, ma solo se le colpisce direttamente. Una combinazione di derris e novodor risulta più efficace. La dorifora, però, si adatta rapidamente all’insetticida e produce discendenti sempre più resistenti.
Trialeurodide o mosca bianca. Si comporta come gli afidi, soprattutto in serra, con produzione di melata e conseguente fumaggine. Il ciclo di riproduzione è molto veloce. La lotta biologica si avvale di una piccola vespa (encarsia formosa) che depone le uova all’interno di quelle della mosca bianca. Nella serra si può combattere con il freddo, aprendola d’inverno. L’insetto sverna anche all’interno dei cavoli.
Ragnetto rosso. Molto piccolo (serve la lente per vederlo), si ubica sulle pagine inferiori delle foglie, che presentano, così, una crescita più lenta e deformata e perdono lucentezza fino a decolorarsi. Se l’infestazione è consistente, la foglia diventa rossa. Si può combattere con lo zolfo, oppure con la distribuzione di “fitoseilus persimilis”(ragnetto predatore) nelle colture protette. Portano via i semi e sono ghiotte di melata di afide. Praticamente, esse allevano gli afidi, ospitandoli durante l’inverno all’interno dei loro nidi e trasportandoli sulle piante in primavera. La polvere di piretro elimina le formiche.
Cocciniglia. E’ un parassita che interessa le piante con fusto legnoso. Pulire bene il tronco con una spazzola di saggina, togliere i rametti più colpiti e usare olio bianco (già emulsionato) oppure olio normale più sapone di Marsiglia liquido (100 gr di olio, 10 gr di sapone liquido, 10 litri di acqua). L’olio fa un velo e l’animale soffoca. Anche la cocciniglia produce melata e causa fumaggini. Si può anche dare una leggera fiammata lungo il tronco, quando son cadute le foglie.









